“La rabbia era muta, doveva solo scorrere nelle vene, senza uscire mai fuori.
Quella rabbia non si poteva tramutare in nessun pugno da sferrare contro la vita.
Era una rabbia mancata di forza, negata in tutta la sua potenza, bloccata in un vestito rosso scomodo, solo come la vita può essere in alcuni momenti.
La protagonista si vede ma fa fatica a riconoscersi
o si è riconosciuta e forse ancora non lo sa ?
E’ quella la rabbia che offusca gli occhi, quella dannata sensazione che ti fa dire:
Ma io chi sono? Qual è il mio perché nel mondo?
E allora si presenta rannicchiata, con le ginocchia al petto, come a cullarsi da tutto quel dolore, da quella frustrazione di un’esistenza che tarda nel dare risposte.”